Gennaio 2011
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Les sanglots longs des violons de l’automne blessent mon coeur d’une langueur monotone. Tout suffocant et blême, quand sonne l’heure, je me souviens des jours anciens et je pleure, et je m’en vais au vent mauvais qui m’emporte deçà, delà, pareil à la feuille morte.
I lunghi singhiozzi dei violini d’autunno mi feriscono il cuore con un languore monotono. Tutto affannato E pallido, quando rintocca l’ora io mi ricordo dei giorni antichi e piango e me ne vado nel vento maligno che mi porta di qua di là simile alla foglia morta.
Ho bevuto una bella sorsata di veleno, le viscere mi bruciano, la sua violenza mi torce le membra, mi rende deforme, mi fa rotolare a terra. Muoio di sete, soffoco, non posso gridare, è l’inferno, la pena eterna, guardate come divampa il fuoco, brucio come un tizzone. Vai demonio. Mi credo all’inferno e dunque ci sono. È l’esecuzione del catechismo, sono schiavo del mio battesimo.. Genitori, avete fatto la mia disgrazia e anche la vostra. Povero innocente! L’inferno non può incenerire i pagani, devo ancora vivere. Più tardi le delizie della dannazione saranno più profonde. Su presto! Un delitto! Che io caschi nel nulla nel nome della legge umana.
A. Rimbaud
Je m’en allais, les poings dans mes poches crevées; Mon paletot soudain devenait idéal; J’allais sous le ciel, Muse, et j’étais ton féal; Oh! là là! que d’amours splendides j’ai rêvées! Mon unique culotte avait un large trou. Petit-Poucet rêveur, j’égrenais dans ma course Des rimes. Mon auberge était à la Grande-Ourse. Mes étoiles au ciel avaient un doux frou-frou Et je les écoutais, assis au bord des routes, Ces bons soirs de septembre où je sentais des gouttes De rosée à mon front, comme un vin de vigueur; Où, rimant au milieu des ombres fantastiques, Comme des lyres, je tirais les élastiques De mes souliers blessés, un pied près de mon coeur!
Me ne andavo, i pugni nelle tasche sfondate e anche il mio cappotto diventava ideale; Andavo sotto il cielo, Musa! ed ero il tuo fedele; Oh! quanti amori splendidi ho sognato!Il mio unico paio di mutande aveva un largo buco. Pollicino sognatore, nella mia corsa sgranavo Rime. La mia locanda era l’Orsa Maggiore, Nel cielo le mie stelle facevano un dolce fru-fru. Le ascoltavo, seduto sul ciglio delle strade in quelle belle sere di settembre in cui sentivo gocce di rugiada sulla fronte, come un vino di vigore;Oppure, rimando in mezzo a fantastiche ombre, come lire tiravo gli elastici delle mie scarpe ferite, un piede vicino al cuore!
“Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue, vorresti che l’autore fosse tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira”.
Salinger. Il Giovane Holden
Ecco io vorrei il numero di telefono di Filippo Timi
Ciao Giulia! :)
Grazie , un abbraccio anche a te **